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FAQ

1) Cos'è il "midollo osseo" utilizzato per il trapianto?

Il midollo osseo non è il midollo spinale. Il midollo osseo utilizzato per il trapianto (detto in termine tecnico "midollo emopoietico") si presenta alla vista come sangue e viene prelevato solitamente dalle ossa del bacino (ossa iliache). Il midollo osseo ha il compito di formare nuove cellule sanguigne (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) in sostituzione di quelle che muoiono naturalmente e terminano la loro funzione (emopoiesi). Un globulo rosso ha una vita media di 120 giorni.
L’emopoiesi si realizza a partire da un unico tipo di cellula (cellula staminale emopoietica, CSE) all’interno del midollo osseo, che è presente in vari segmenti scheletrici: coste, sterno, ossa del bacino, scapole, cranio ed estremità prossimali dell’omero e del femore.
Nelle malattie del sangue, come in alcune forme di leucemia, il midollo osseo perde questa funzione emopoietica.

2) La donazione di midollo osseo è riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale?

I diritti del donatore sono oggi riconosciuti in modo specifico dalla legge n. 52 del 6 marzo 2001, la cui recente entrata in vigore dopo anni di iter parlamentare si deve all’impegno e agli sforzi di tutta l’organizzazione ADMO in Italia.
Il donatore di midollo osseo è equiparato agli altri donatori: assenza retribuita dal posto di lavoro per il tempo occorrente a effettuare la tipizzazione HLA, gli esami necessari a verificare l’eventuale compatibilità con un paziente e la donazione effettiva a carico del servizio sanitario, così come l’assicurazione infortuni, ecc. Da alcuni anni il Registro Italiano può operare con la sicurezza e l’autorità conferitagli dalle Istituzioni nazionali, al pari di quelli degli altri 43 Paesi collegati.
ADMO può fornire a tutti gli interessati le indicazioni più opportune, in funzione della residenza del potenziale donatore.
Il 5 giugno 2002, con Decreto del Ministro della Salute, ADMO è stata nominata nella “Commissione Nazionale per i trapianti allogenici da non consanguineo” prevista dalla legge sopraindicata.

3) E' possibile candidarsi per una seconda donazione?

Il nostro organismo è in grado di sopportare più di una donazione di midollo osseo ma il Registro Italiano Donatori Midollo Osseo (IBMDR), in collaborazione con il Gruppo Italiano Trapianti Midollo Osseo (GITMO), ha stabilito che i donatori volontari non verranno più inseriti nel Registro dopo aver effettuato una donazione, a tutela dei donatori stessi. Sono previste possibili eccezioni come in caso di fallimento del primo trapianto, a seguito del quale il donatore dovrà sottoporti ad un’ulteriore donazione a favore dello stesso paziente sempre a titolo volontario.
Un donatore inoltre può donare nuovamente il midollo senza problemi se qualcuno della sua famiglia ne avesse bisogno (nel contesto familiare, nello specifico tra fratelli, la compatibilità genetica è di 1 su 4).

4) Il trapianto allogenico: quali sono le novità più importanti?

1. Il trattamento a cui viene sottoposto il paziente prima del trapianto è detto condizionamento. Avviene attraverso irradiazione totale corporea –TBI- e chemioterapia ed è da sempre impiegato a dosi elevate per eliminare la malattia leucemica dal midollo osseo, distruggendo sia le CSE sane sia quelle leucemiche perché pure le cellule leucemiche derivano da una CSE, anche se malata. Una irradiazione totale comporta effetti letali se non è seguita da un trapianto di CSE sane: recentemente è stata introdotto un protocollo di condizionamento a dosi ridotte.

2. L’effetto trapianto verso leucemia. È ormai accettato e accertato che la guarigione dalla leucemia si compie non solo per la chemio-radioterapia, alla quale il paziente viene sottoposto prima del trapianto, ma anche per un effetto biologico denominato Graft versus Leukemia (GvL), cioè per azione delle cellule trapiantate contro la leucemia, esercitato dalle CSE trapiantate sulle cellule leucemiche del paziente. La GvL si accompagna a volte purtroppo alla malattia trapianto contro ospite (GvHD, Graft versus Host Disease), che può presentarsi in forme più o meno gravi: non si è ancora riusciti a disgiungere le due reazioni in modo soddisfacente.

3. L’impiego con sempre maggiore successo di CSE da donatori non consanguinei selezionati tramite i Registri Internazionali. Il Registro Nazionale Donatori (IBMDR), collegato con un network mondiale detto BMDW (Bone Marrow Donors World Wide) ha sede a Genova all’Ospedale Galliera. Il Registro ha svolto dal 1989, anno di costituzione, un ruolo cruciale nella selezione dei donatori italiani e stranieri per pazienti di tutto il mondo. La probabilità per un paziente italiano di trovare un donatore idoneo è passata dal 10% nel 1992 al 40% nel 1995, all’attuale 46%. Questo grazie anche al lavoro di ADMO, che in questi ultimi 10 anni ha dato grande impulso a tale attività.

4. Una selezione diversa dei donatori. È importante caratterizzare le incompatibilità: si tratta di classificare le diversità genetiche (HLA) fra donatore e ricevente non consanguinei, non solo in base al numero (quantità) ma anche al tipo (qualità) di eventuali differenze. Alcuni studi dimostrerebbero che esistono incompatibilità con diverso peso sull’esito del trapianto. Se le conclusioni di questi lavori verranno confermate, potrebbero portare a una modifica sostanziale dei metodi di identificazione dei donatori.

5. Primi successi con i donatori familiari non compatibili. Il 60-70% dei pazienti non trova all’interno della famiglia il donatore idoneo. Da qui la necessità di ricorrere a donatori volontari. Comunque, soltanto la metà dei pazienti trova, tra non consanguinei, il donatore compatibile in tempi utili con il decorso della malattia. Ecco allora la necessità di allargare la scelta dei potenziali donatori anche ai familiari parzialmente compatibili. Si stanno ottenendo risultati molto incoraggianti in questo campo.

6. L’aumento dei limiti di età. Il rischio trapianto è stato ridotto in modo considerevole con il passare degli anni. Oggi è consentito proporre il trapianto a pazienti al di sopra dei 45 anni, età che fino a poco tempo fa veniva considerata come limite superiore. Di conseguenza si assiste oggi a un significativo aumento del numero di pazienti che possono beneficiare della procedura, anche perché, in molti tumori del sangue, l’età media di insorgenza è oltre i 60 anni.

5) Quante sono state le iscrizioni di nuovi donatori nel 2014?

Solo 4 anni fa quando superammo nuovamente le 1.000 iscrizioni/anno ci sembrava di aver  raggiunto  un grosso risultato, l'interrogativo che qualcuno poneva era come fare ad  eguagliare quel risultato negli anni successivi. Oggi a distanza di poco tempo abbiamo superato abbondantemente questa soglia, un traguardo che sicuramente ogni socio può sentire suo, perché è il risultato di tutti, raggiunto grazie a quanti quotidianamente hanno sensibilizzato un familiare, un amico, un vicino di casa, un collega di lavoro. Siamo una grande famiglia che ormai ha superato i 45.217 donatori: un fiume di solidarietà che vuole continuare a scorrere per dare una possibilità in più a chi necessita di un trapianto e portare un messaggio importante a tanti che non hanno ancora assaporato la gioia della donazione.
Abbiamo ancora tanta voglia di crescere, perché crescere vuol dire soddisfare le esigenze di chi ha bisogno. Ed è la convinzione di lavorare per gli altri, per i più deboli, che ci spinge ogni giorno ad essere in campo per progettare nuove iniziative e trovare nuove opportunità di coinvolgimento. 
 
Risultati anno 2013:                                                                 Risultati anno 2014:
  
n. 1.945  nuovi iscritti come potenziali donatori;        n. 4.580 nuovi iscritti come potenziali donatori;
n. 17 donazioni effettive;                                                           n. 9 donazioni effettive;
n. 1.095 esclusioni definitive (data globale);                           n. 1.295 esclusioni definitive (data globale);
n. 1.008 esclusioni per raggiungimento dei 55 anni di età;     n. 1.072 esclusioni per raggiungimento dei 55 anni

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