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Riforma del Terzo settore: finalmente ci siamo!

Siamo lieti di comunicarvi che la riforma del terzo settore è quasi fatta.
Sono stati approvati infatti in via definitiva, i decreti di attuazione della legge delega, che si vanno ad aggiungere agli altri due che hanno
già ricevuto il via libera del Consiglio di Ministri: quello che costituisce la Fondazione Italia sociale e quello sul Servizio civile universale.
In un lavoro lungo due anni è stata regolamentata una materia complessa, che riguarda un mondo costituito da 300mila associazioni, 1 milione di lavoratori e oltre 5 milioni di volontari, che riconosce l'essenzialità delle organizzazioni del Terzo Settore per la coesione sociale e la buona vita delle comunità, che impegnano molti nostri cittadini e che oggi ricevono un riconoscimento politico e normativo per cercare di superare gli elementi di frammentazione presenti nella normativa attuale, e produrre elementi di innovazione.

La riforma segna un cambiamento decisivo nel paese, dando la possibilità di avere una regolazione generale di tutto quel complesso di attività che nascono dal libero associazionismo, dal volontariato civico e solidaristico portato avanti da 6 milioni di cittadini e più di 300mila organizzazioni, tante quante sono quelle interessate dalla riforma.

Di seguito vi elenchiamo sinteticamente elencare i punti essenziali dei ddl approvati, partendo da quello sul Codice del terzo settore:


1 – La definizione di terzo settore
Per la prima volta si definisce per legge cosa è terzo settore, uscendo dalle formula sociologiche e indicando chiaramente nella legge e nei decreti quali enti e soggetti lo compongono. Il legislatore ha comunque scelto di dare una forma di regolazione generale.


2 - Il Registro Unico
Questa regolazione trova il suo baricentro e architrave in un unico Registro del Terzo settore, che supera le tante «situazioni non sempre trasparenti, anzi a volte opache»: avviato il Registro, ci sarà un unico punto di riferimento, monitorato e gestito dalle Regioni ma su un’unica piattaforma nazionale.


3 – Una dotazione finanziaria
La legge ha una dotazione finanziaria di 190 milioni, per il 60% dedicati a incentivi di carattere fiscale (come per esempio l’incremento delle detrazioni sulle donazioni a favore di organizzazioni con finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale, in particolare per le organizzazioni di volontariato questa detrazione sarà pari al 35%), mentre le altre risorse sono destinate a implementare il Registro nazionale, a sviluppare il Fondo per i progetti innovativi di queste organizzazioni, che nel primo anno avrà una dotazione di 65 milioni. Verranno incrementati i fondi per il servizio civile, per mantenere anche per il 2018 lo standard di circa 50mila posti.

La Legge è stata definita particolarmente innovativa perché amplia i campi di attività delle imprese sociali, allargandole a settori come il commercio equo, l’alloggio sociale, il microcredito, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e l’agricoltura sociale. In secondo luogo, grazie al decreto sarà possibile la (parziale e limitata) distribuzione degli utili delle imprese sociali, a remunerazione del capitale cappata; iin terzo luogo, potranno partecipare a queste organizzazioni sia i soggetti del terzo settore ma anche, sia pure in forma limitata e non di controllo, i soggetti profit, imprese o amministrazioni pubbliche. Infine, questo provvedimento ha permesso di varare una misura di incentivo agli investimenti analoga a quella già sperimentata per le start up innovative: chi investe 100 in queste imprese potrà riavere - grazie a deduzione o detrazione - il 30 delle risorse investite. «Crediamo che far nascere e crescere queste imprese sia molto importante», ha commentato Bobba, «perché abbiamo bisogni crescenti: l’invecchiamento popolazione, l’integrazione dei migranti, il rinnovamento del capitale umano, la formazione permanente. Tutte sfide che potranno essere vinte anche grazie a questi nuovi soggetti». Importanti gli incentivi all’investimento di capitale per le nuove imprese sociali: il 30% dell’investimento potrà essere fiscalmente deducibile o detraibile analogamente a come avviene oggi per le startup innovative tecnologiche. Nel mese di luglio prenderà altresi' avvio il Fondo di garanzia e per il credito agevolato dedicato proprio alle imprese sociali. Il Fondo ha una dotazione di 200 milioni.

La riforma prevede novità anche per quanto riguard il 5x1000, che porterà ad un meccanismo di erogazione più veloce, che tagli di netto i due anni oggi necessari per vedere le somme destinate dai contribuenti, in una diversa ripartizione delle risorse e un meccanismo di trasparenza per il quale i beneficiari dovranno rendere conto a tutti, trasmettendo informazioni sostanziali, come impiegheranno queste risorse loro date dal cittadino.
Si apre quindi una fase nuova in cui saranno protagonisti il Ministro del Lavoro e quello del Tesoro, oltre alla Presidenza del Consiglio, per dare gambe alla riforma grazie ai decreti attuativi che dovrebbero concretizzarsi nel giro di un anno.

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